La Successione
Successione
Alla morte di una persona alcuni suoi diritti e alcune sue obbligazioni si estinguono mentre altri si trasmettono ai suoi successori.

I diritti patrimoniali assoluti del defunto come la proprietà e gli altri diritti reali di godimento si trasmettono, per regola generale, ai suoi successori così come i diritti di credito del defunto esclusi i crediti ed i debiti che abbiano carattere strettamente personale. L'insieme dei rapporti giuridici (proprietà dei beni, diritti reali, crediti e debiti) che si trasmettono alla morte del defunto, prendono il nome di eredità.

La successione si apra al momento della morte: é questo il momento in cui si stabilisce chi ha diritto di succedere. Esistono tre forme di successione:

- successione testamentaria: se la persona deceduta aveva fatto testamento, l'eredità si devolve alla persona indicata nel testamento;
- successione legittima: se la stessa non aveva fatto testamento, l'eredità si devolve ai suoi parenti indicati dalla legge, in questo caso è importante il rapporto di parentela con il defunto;
- successione necessaria: che opera in due casi:

- se il de cuius aveva fatto testamento ma aveva pretermesso determinati parenti ai quali la legge riconosce il diritto di succedergli in una determinata quota dell'eredità;
- se, pur essendo morto senza testamento, aveva in vita donato i suoi beni in misura tale da ledere il diritto di successione dei parenti.
In entrambi i casi, i parenti pretermessi possono far valere il loro diritto con una apposita azione legale.

Accettazione


Dopo l'apertura della successione è necessaria l'accettazione dell'eredità da parte del chiamato o dei chiamanti, l'erede ha dieci anni di tempo per accettare; l'accettazione può essere espressa per atto pubblico o scrittura privata, oppure tacita quando l'erede si comporta di fatto come tale.

L'accettazione dell'eredità può essere una accettazione pura e semplice, oppure una accettazione con beneficio di inventario.

La prima comporta che i beni del defunto si confondano con il patrimonio dell'erede, con la conseguenza che l'erede dovrà pagare i debiti del defunto non solo con i beni ereditati ma anche con il proprio patrimonio.

La seconda comporta che il patrimonio del defunto diventa dell'erede ma resta separato dagli altri beni dell'erede; quindi la responsabilità patrimoniale dell'erede comprende solo i beni ereditati.

L'erede, prima che sia decorso il termine per accettare, può rinunciare all'eredità. La rinuncia va compiuta con le stesse formalità che sono richieste per l'accettazione beneficiata.

Se gli eredi, testamentari o per legge, sono due o più, tra loro si instaura la comunione ereditaria, i coeredi partecipano alla comunione in proporzione della loro quota ereditaria.

Divisione


Ciascuno dei coeredi può chiedere la divisione che può essere:

- amichevole: fatta con il consenso di tutti i coeredi;
- giudiziale: se i coeredi non sono d'accordo, ciascuno di loro può chiederlo all'autorità giudiziaria.

Il giudice provvederà alla determinazione dell'attivo e del passivo dell'eredità, disponendo la vendita di beni per il pagamento dei debiti ereditari e procedendo alla formazione delle porzioni da assegnare ai singoli condividendi. Se i coeredi hanno quote uguali le porzioni di ciascuno vengono estratte a sorte. In caso contrario, quando i beni non siano divisibili, il coerede con maggior quota può chiederne l'assegnazione in natura, con conguaglio in denaro a favore degli altri, altrimenti si vendono i beni e si divide fra i coeredi la somma ricavata.

Successione testamentaria


La successione testamentaria è la più frequente.
Il testamento é un atto formale: il testamento orale non è ammesso; per essere valido, il testamento deve essere redatto in una delle forme seguenti:

- testamento olografo: è scritto, datato e sottoscritto tutto di mano dal testatore;
- testamento pubblico: é scritto dal notaio dopo che il testatore gli ha esposto le sue ultime volontà davanti a due testimoni: lo sottoscrivono il testatore, i testimoni ed il notaio;
- testamento segreto: è scritto in un qualunque foglio di carta anche da persona diversa dal testatore; il testatore in persona davanti a due testimoni consegna il foglio chiuso ad un notaio, quindi annota all'esterno del foglio o della busta tutte le formalità compiute davanti a lui.

Il testamento olografo e il testamento segreto devono essere pubblicati davanti a un notaio dopo l'apertura della successione: altrimenti non possono essere fatti valere.

L'invalidità del testamento può portare alla nullità o annullabilità. Il testamento è nullo quando sia contrario a norme imperative come, per esempio, i difetti di forma o il motivo illecito. L'azione di nullità può essere esercitata da qualunque interessato.

Le cause di annullabilità dei testamenti sono di triplice ordine:

- difetti di forma che non comportano nullità;
- annullabilità per incapacità di disporre, come per esempio il testamento del minore o dell'interdetto;
- annullabilità per vizi della volontà, quando cioè il testamento è affetto di errore, violenza o di dolo.

L'azione di annullamento spetta a qualunque interessato, si prescrive nel termine di cinque anni, che decorrono, nel caso di incapacità dalla data di esecuzione del testamento o, nei casi di vizi del volere, da quella della loro scoperta.

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Di seguito alcuni casi trattati


In materia di contratti agrari, l'erede dell'assegnatario di fondo agrario deve possedere i requisiti per il subentro solo al momento dell'apertura della successione oppure i requisiti richiesti devono persistere fino a tutto il tempo della decisione?
Sabato 01 Gennaio 2005 16:06

Nel caso esaminato e deciso dalle Sezioni Unite della Cassazione uno dei figli dell'assegnatario di un'unità fondiaria di proprietà di un ente pubblico chiede di essere ammesso al subentro deducendo di essere l'unico tra gli eredi a possedere i requisiti di legge (fra gli altri, quello relativo all'abituale dedizione alla manuale coltivazione della terra).
Risolvendo il contrasto giurisprudenziale formatosi all'interno della stessa Corte di cassazione, le Sezioni Unite fanno luce sul punto e distinguono fra momento del decesso dell'assegnatario e momento della decisione, stabilendo che i requisiti di cui alla legge 379/1967 devono essere posseduti continuativamente fino all'esito della decisione.

Con la precisazione, sul piano probatorio, che, dimostrata dall'erede la sussistenza di tali requisiti al momento dell'apertura della successione, è da ritenere presunta la permanenza degli stessi fino alla decisione, salvo prova contraria da parte dell'ente o dei controinteressati.

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Costituisce discriminazione basata sul sesso l'esclusione di un convivente transessuale dal diritto alla pensione di reversibilità, la cui concessione è riservata di norma al coniuge superstite ?
Lunedì 01 Marzo 2004 15:53

Con la recentissima sentenza che si pubblica, La Corte di giustizia delle Comunità europee ha stabilito che l’articolo 141 del trattato UE, in tema di parità di retribuzione tra i lavoratori dei due sessi, osta in via generale a una disciplina nazionale che, in violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, impedisca a una coppia, di cui uno dei due componenti è transessuale, di soddisfare la condizione del matrimonio, condizione necessaria affinché uno di essi possa godere di un elemento della retribuzione dell’altro.
Spetta però al giudice dello Stato membro verificare se, in un'ipotesi quale quella per cui é causa, una persona nella situazione di K.B. possa invocare l'art. 141 CE  affinché le venga riconosciuto il diritto di far beneficiare il proprio convivente della pensione di reversibilità.

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Ove il testamento contenga disposizioni a favore di persone bisognose può il Comune del luogo in cui il testatore aveva l’ultimo domicilio vantare dei diritti quale Ente chiamato all’eredità?
Lunedì 01 Dicembre 2003 15:48

Il singolare caso esaminato e risolto dalla Corte di cassazione con la sentenza qui pubblicata riguarda l’interpretazione di una clausola testamentaria con la quale il de cuius aveva disposto, a titolo di legato, di un terreno a favore dell’infanzia bisognosa del paese in cui in cui viveva, senza alcuna ulteriore specificazione.

Il Comune, fattosi avanti per reclamare la proprietà del bene, vince, dopo ben due gradi di giudizio, la contesa con l’erede invocando l’art. 630 c.c., secondo il quale le disposizioni a favore dei poveri e altre simili, espresse genericamente, s’intendono fatte a favore dei poveri del luogo in cui il testatore aveva l’ultimo domicilio ed i beni sono devoluti all’ente comunale per l’assistenza.

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L’ipoteca iscritta dal terzo sulla casa familiare prevale sul diritto di abitazione del coniuge superstite ?
Venerdì 01 Agosto 2003 15:45

E' il caso di una vedova, la quale, vantando sull'immobile adibito a casa familiare il diritto di abitazione attribuitogli dalla legge, propone opposizione di terzo nei confronti della banca che aveva richiesto la vendita forzosa in forza d'ipoteca accesa su detto immobile e caduto in successione alla morte del marito.

La Suprema corte ha dato ragione alla signora, stabilendo il principio secondo il quale il proprietario di un bene che ha concesso sullo stesso diritto d'ipoteca, non perde solo per questo motivo il diritto di costituire sullo stesso bene un diritto di abitazione e il soggetto a cui favore tale diritto é stato costituito ne può godere sino a quando l'immobile non venga assoggettato ad espropriazione forzata, ma quando lo sia, il creditore ipotecario può far vendere la cosa come libera, se l'ipoteca sia stata iscritta prima della trascrizione dell'atto di costituzione del diritto di abitazione.

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